Novel food: una novità che non vuole nascere (parte seconda)

novel food

corrado logoOkIntroduzione PARTE PRIMA:

La nuova bozza Novel Food

A scanso di equivoci, va detto che la nuova bozza di proposta per la regolamentazione dei Novel Foods rappresenta un significativo passo in avanti rispetto all’attuale situazione. La stessa definizione di “novel food” risulta sufficientemente comprensiva, in quanto non limitata alla mera presenza di tecnologie e processi produttivi nuovi, ma al risultato finale che tali tecnologie e processi producono sul prodotto finale: che deve essere significativamente diverso rispetto all’equivalente tradizionale circa aspetti nutrizionali, compositivi, strutturali. Positiva la ricezione degli alimenti (primari) tradizionali di paesi Terzi, che vanno in quanto tali considerati alimenti non Novel (qualora ovvero non siano prodotti secondo processi nuovi e nonostante non siano stati diffusi sul mercato UE prima del 15 maggio ’97). In questo modo si evita l’ambiguità circa aspetti di proprietà intellettuale che non possono diventare esclusivi (con relativi diritti privatistici) in caso di cibi tradizionali e patrimonio delle comunità rurali.

(Link prima parte http://bit.ly/1JA3jGz)

PARTE SECONDA

novel food

Tra gli aspetti critici invece:      

Alcune aleatorietà nella definizione di Novel Food

– Il ruolo centrale della Commissione assistita dagli Stati membri ma senza scrutinio del Parlamento Europeo per la assegnazione dello status di novel food in casi ambigui (art. 3 e 4). Inoltre il riconoscimento della storia di uso è lasciata a scrutinio degli Stati membri nella parte iniziale della valutazione (gli applicants chiedono in caso di dubbio agli Stati membri se un alimento sia stato consumato in misura significativa prima del 15 maggio 1997).

– L’eccessivo ricorso a strumenti di implementazione e atti delegati dagli esiti futuri non chiari

– La carenza in tal senso di linee guida EFSA che potrebbero rendere meno politica la lettura del problema

– La non chiara identificazione dei casi di “autorizzazione generica” (ovvero, senza diritti automatici di proprietà intellettuale) con alcune incertezze circa l’uso “non tradizionale” di alimenti per contro tradizionali (e con il rischio di diritti di proprietà intellettuale regalati a pochi player).

– Il sistema sanzionatorio frammentato a livello di Stati membri

– La presenza di aspetti discrezionali sui tempi di valutazione (articolo 21), (Considerando (16) e la difficoltà nello stabilire con certezza la “storia di uso sicuro” precedente, con possibili conflitti interpretativi tra Stati membri e Commissione. Va migliorata la certezza legale in particolare con riferimento ad aspetti di valutazione discrezionale lasciati agli Stati membri, come ad esempio la valutazione della storia di uso sicuro o ancora, la valutazione circa obiezioni entro lo SCOFCAH. Sebbene infatti la procedura di autorizzazione non preveda necessariamente uno scrutinio centralizzato di EFSA per ogni singolo dossier, un livello di interazione eventualmente intenso a livello di Stati membri potrebbe paradossalmente aumentare la lentezza del processo ed il carico burocratico della valutazione.

Si tratterà di capire se le istituzioni europee riusciranno a trovare un accordo su una materia tanto delicata: con l’incognita che arrivati a questo punto, il testo può essere preso nel suo insieme o nel suo insieme rigettato, senza possibili mediazioni. In caso di fallimento, la Commissione dovrebbe ricominciare da zero.

E i “cibi nuovi” sarebbero insomma già morti prima di aver visto la luce.