Novel Food: una novità che… non vuole nascere

Novel Food

corrado logoOk PARTE PRIMA

Il processo istituzionale a livello europeo di regolazione dei cosiddetti Novel Foods ha visto negli ultimi tempi importanti passi avanti. Dopo lo stallo a lungo dovuto al tema della clonazione -che il Parlamento Europeo ha voluto scorporare dalla proposta della Commissione europea, per dargli un rilievo anche politico separato- la bozza sui Novel Food ha ripreso il suo percorso.

Novel Food

Novel Food

Percorso in salita, e già dal suo inizio.

La normativa UE sui NF (Novel Food) infatti- e vale la pena ricordarlo a scanso di equivoci- nasce da un forte fraintendimento, e ben prima del regolamento “General Food Law”; che definiva il cibo in modo generico.

Da un lato infatti il cibo è considerato a norma del reg. 178/2002 come ogni sostanza destinata o che si presume possa essere ingerita (chewing gum inclusi). Dall’altro, alimenti non consumati nell’UE prima di una certa data sono stati considerati– almeno nominalmente- come da sottoporre ad una stringente normativa di autorizzazione da parte degli organi UE preposti (anche se presumibilmente ingeriti: ma non da “cittadini europei”! questo il discrimine). La sicurezza quindi non sarebbe più presunta (come da 178) ma da dimostrare- nel caso di prodotti da paesi Terzi (verosimilmente quelli non consumati prima del 1997).

In tutto questo, si è deciso di tracciare una linea di confine temporale arbitraria: alimenti consumati prima del maggio 1997 e alimenti consumati dopo (in quanto immessi sul mercato dopo, anche a seguito di globalizzazione). E una linea geografica chiara: il consumo deve esser avvenuto almeno in uno degli Stati dell’Unione.

La definizione

In tutti questi anni tuttavia la carenza di un sistema semplice ed efficace di Novel Foods (si ricorda la barbarie della direttiva del 1997 (la 258), con un numero limitatissimo di alimenti in Europa capaci di “sopravvivere” allo screening burocratico) non ha certamente giocato a favore della certezza legale. E si vedono sugli scaffali dei supermercati alimenti, certamente novel- e pure non approvati (si pensi ad alcuni frutti come l’Acai o il Goji berry- su altri l’approvazione c’è stata- semi di Chia, Morinda citrifolia, succo di Noni…-segue lista completa).

Ma la chiarezza in questi anni sicuramente non c’è stata. E allo stato delle cose, nonostante una normativa che da anni ormai si trascina, con uno scontro istituzionale forte tra Commissione, Consiglio e Parlamento- ancora molti sono i dubbi sulla reale capacità di-…. Partorire una normativa sui Novel Food.

Tra gli ultimi aspetti del contendere: il ruolo della Commissione sugli atti cosiddetti delegati (che sottrarrebbe al Parlamento – e quindi ai cittadini tramite i loro eletti- di entrare nel merito di aspetti giudicati dalla Commissione solo “tecnici” – . E ancora, il tema della clonazione: in particolare sull’etichettatura della progenie di animali clonati, che la Commissione reputa non fattibile tecnicamente (impossibile un test del DNA a breve), mentre il Parlamento ne vorrebbe la tracciabilità ed etichettatura, su base necessariamente documentale.

Infine, il tema dei “nanofood”che richiedono un incernieramento con la definizione legale del reg. 1169/2011: Il Parlamento ha ottenuto che -contrariamente alla volontà della Commissione- anche i nano food immessi sul mercato prima del 1997 debbano essere “visibili” di fronte ai consumatori. Alcuni deputati del Parlamento UE vorrebbero poi almeno una soglia del 10% di un costituente (frequente il caso degli additivi) nel quantitativo complessivo, per segnalarne la presenza (in modo da garantire meglio i consumatori) -mentre oggi non è così e parte degli additivi Novel food possono risultare- allo stato attuale di sviluppo della norma- non indicati in etichetta.

La nuova bozza Novel Food

A scanso di equivoci, va detto che la nuova bozza di proposta per la regolamentazione dei Novel Foods rappresenta un significativo passo in avanti rispetto all’attuale situazione. La stessa definizione di “novel food” risulta sufficientemente comprensiva, in quanto non limitata alla mera presenza di tecnologie e processi produttivi nuovi, ma al risultato finale che tali tecnologie e processi producono sul prodotto finale: che deve essere significativamente diverso rispetto all’equivalente tradizionale circa aspetti nutrizionali, compositivi, strutturali. Positiva la ricezione degli alimenti (primari) tradizionali di paesi Terzi, che vanno in quanto tali considerati alimenti non Novel (qualora ovvero non siano prodotti secondo processi nuovi e nonostante non siano stati diffusi sul mercato UE prima del 15 maggio ’97). In questo modo si evita l’ambiguità circa aspetti di proprietà intellettuale che non possono diventare esclusivi (con relativi diritti privatistici) in caso di cibi tradizionali e patrimonio delle comunità rurali.

Positivo pure il discorso “a parte” per gli estratti botanici, integratori e medicinali, che se non presenti come tali in precedenza, devono poter vantare la stessa sicurezza d’uso. I settori che attualmente stanno usando Novel Food sono i più diversi. L’attuazione della normativa presente (Reg. 258/97) ha finito però inevitabilmente con lo scoraggiare la presentazione di applicazioni sul mercato interno europeo, non consentendo di fotografare in modo preciso quali potranno essere le future richieste in tal senso. L’impatto di tale proposta non può comunque che essere giudicato positivamente per una sere di aspetti.

Tra i motivi di maggiore interesse per le imprese, ed in particolare le PMI:

– Maggiore certezza legale (no istruttoria a livello di Stati membri)

– Una procedura di centralizzazione delle richieste presso la Commissione con semplificazione burocratica

– Tempi significativamente più brevi di valutazione della sicurezza

– Il ricorso al concetto di “storia di uso sicuro” per le importazioni da paesi terzi – (anche se alcuni Stati come il Perù, hanno accusato l’incerta definizione di alimenti “consumati da larga parte della popolazione” in questi paesi terzi).

– Il coinvolgimento solo eventuale (nel caso siano sollevate obiezioni giustificate da parte di SM o EFSA) di EFSA nella valutazione del rischio

– L’esclusione dalla presente normativa di tutta una serie di alimenti (GM e cloni, oltre ad additivi, aromi, enzimi ), e la perimetrazione precisa degli integratori, vitamine e minerali a seconda dell’uso che ne sia stato fatto in passato a norma della direttiva 2006/42; così come l’inclusione delle nanotecnologie; sono aspetti rilevanti di cui ben si riceve la formulazione del testo.

– Tutela della ricerca, innovazione con un adeguato equilibrio tra tutela della proprietà intellettuale, della salute pubblica, e della libera circolazione delle merci (e dell’utilizzo di matrici alimentari equivalenti da parte di diversi applicants);

– Standard scientifici alti ma non sempre richiesti, con un certo livello di presunzione di sicurezza (in caso di storia di uso sicuro ad esempio in paesi terzi) (art. 13)

– Matrici agricole da paesi Terzi equiparate ad alimenti tradizionali a tutti gli effetti (senza necessità di procedere a richiesta di status di novel food;

– Possibilità di monitoraggio post-mtkg che permette di riaprire richieste di immissione sul mercato (art. 8 , d)

– Coerenza con normativa UE (anche su info ai consumatori, reg. 1169/2011) (art. 6 della bozza)

– Coerenza con normativa UE in fase di sviluppo su frodi (pag. 36, p.2.3)

– Mantenimento di normative separate su OGM, additivi, aromi, clonazione, enzimi, che richiedono procedure di valutazione del rischio ad hoc.

PROSEGUE…