Petizioni on line legate al food: nuove proposte

corrado logoOkCome anticipato nell’articolo “Cambiamo insieme…” il cibo: quali le iniziative on line di pressione e quali i risultati? le possibilità tecnologiche legate alle Petizioni sono diverse. Quelle online consentono di spiegare con calma la mozione, per poi –velocemente- firmarla virtualmente. Quello che probabilmente ha avuto maggiore successo è www.change.org seguito da activism.com e da avaaz (“il mondo in azione”), firmiamo.it e petizionionline.it per l’Italia.

A livello europeo, chi volesse agire in modo tradizionale, può utilizzare lo strumento digitale dell’Unione Europa -il diritto d’iniziativa dei cittadini europei-, per portare avanti una richiesta. Ma servono… 1.000.000 di firme di residenti in almeno un quarto degli stati membri, da raccogliere entro un anno. Un onere elevato.

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Cittadini e consumatori

Certo la firma impegna poco, e spesso lascia la frammentazione dell’individuo quale tratto dominante delle società moderne. Se da cittadino posso firmare facilmente una petizione contro lo sfruttamento dei lavoratori del caffè, da consumatore posso non farmi problemi ad acquistare macinato in super-offerta. La dicotomia è ben nota insomma. Detto questo, le petizioni – se ben individuato il destinatario ovvero, il decisore di ultima istanza- possono davvero spostare e risolvere tale frammentazione cognitiva. Modulando le premesse alla nostra azione, e in qualche modo, limitando la nostra possibilità di fare scelte sbagliate.

Profili nutrizionali. Uno snodo centrale, per limitare l’eccesso di pubblicità dei grandi colossi del food su attributi nutrizionali e di salute a cibo effettivamente sano. Oggi non è così. La Commissione europea a distanza di oltre 6 anni non ha infatti ancora pubblicato chiari criteri per separare ciò che è cibo spazzatura da ciò che non lo è. E vari stati europei stanno facendo di testa loro – come il Regno Unito- con schemi quali i “semafori”. I consumatori sono disorientati e spesso ingannati. Il contenuto di vitamine usato per vendere cibo poco salubre -pieno di grassi e zuccheri- in quanto vantate e ben esposte in etichetta o presentazione. Un vuoto da colmare.

Aromi alimentari. Bisogna assolutamente ripristinare la separazione tra aromi naturali e aromi artificiali, includendo la categoria di natural-identici. Oggi tante aziende si nascondono dietro la dizione generica “aromi”, per vendere prodotti che invece sono tutt’altro rispetto a quanto suggerito. Sebbene la Corte di giustizia UE si sia pronunciata- suggerendo che le autorità nazionali debbano perseguire le aziende che “ingannano” i consumatori, adducendola presenza dell’ingrediente, quando invece vi è solo un aroma (artificiale)- la colpa originaria sembra risiedere in una inesatta norma- che prevede appunto di non distinguere tra aromi naturali e artificiali. Un’area grigia che precede quindi inganni più evidenti. Destinatario: istituzioni UE

Caffè etico. La distribuzione organizzata dovrebbe fortemente limitare il ricorso a offerte promozionali sul caffè, aderendo a più elevati standard etici. Oggi nelle piantagioni di caffè i lavoratori-spesso in nero e a giornata- sono sottoposti a condizioni tremende, che si riflettono in prezzi globali più bassi. Se il vantaggio dei rivenditori è ovvio- si fidelizza il consumatore offrendogli un buon prodotto a prezzi ridicoli –bisogna interrogarsi su chi realmente sta pagando questo sconto enorme. Destinatari: Eurocommerce e il retail europeo.

Origine materie prime agricole. Il tema dell’indicazione dell’origine delle materie prime agricole è un altro che sollecita l’opinione pubblica italiana, europea e globale. E’ giusto conoscere da dove viene il proprio cibo, che standard produttivi, di sicurezza alimentare, ambientale e del lavoro permette di sostenere; quanto viene corrisposto ai produttori rispetto al prezzo pagato dai consumatori. La normativa europea, concedendo in punta di principio spazi in tal senso, anche a livello dell’azione legislativa degli Stati membri- è stata invero poi molto parca nel riconoscere tale legittimità all’atto pratico. Destinatario: Istituzioni UE, Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Ministero delle Attività Produttive.

Nome delle aziende sul sistema di allerta rapido. Solo poche regioni italiane- come la Valle d’Aosta- hanno optato per l’adozione trasparente di un sistema di allerta rapido (entro il RASFF europeo)- in caso di prodotti che presentino un rischio per la salute- in modo da segnalare il nominativo dell’azienda alimentare. Tale aspetto dovrebbe favorire una più chiara perimetrazione dello scandalo alimentare, impedendo crisi di mercato ed un collasso generalizzato delle vendite di una intera categoria alimentare, anche solo per una malriposta paura de consumatori – invero molto reattivi. Come si è avuto ad esempio in casi di panettoni infestati da parassiti o prodotti con ingredienti in inoltrato stato di marcescenza, nel 2009. Destinatario: Ministero della Salute.

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