Una proposta al Senato mette fuori gioco il pasto fai-da-te. Rivolta delle famiglie: il pranzo alternativo è un diritto

Tratto da Repubblica

TORINO. Un disegno di legge punta a metter fine alla guerra tra il panino da casa, che viene bandito dai banchi di scuola, e la mensa, che diventa obbligatoria. A un anno dalla sentenza di Torino, che ha aperto una breccia dando la possibilità ai genitori di dare ai bambini il pasto fai-da-te, governo e Parlamento vogliono imporre la mensa per legge.

Al centro delle polemiche l’articolo 5 del disegno di legge che riguarda tutta la ristorazione collettiva, anche quella ospedaliera, in discussione al Senato: “I servizi di ristorazione scolastica sono parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni scolastiche”. Le famiglie che difendono il panino insorgono, mentre i promotori sottolineano che così si mette fine al caos nelle scuole. Una battaglia giocata sulla testa di circa 5 milioni, tra bimbi e ragazzi, che mangiano in classe.

Sono i genitori della Rete nazionale delle commissioni mensa ad accusare governo e Parlamento di voler “cancellare le battaglie fatte” e la sentenza della corte d’Appello di Torino che ha dato il via libera al pranzo fai-da-te. “La strategia è quella del colpo di spugna, dell’alterazione delle regole del gioco – sottolinea Sabina Calogero della Rete mensa – Hanno ritirato fuori il disegno di legge del 2015, non coinvolgendo le famiglie, e rendendo obbligatorio non la mensa, ma il servizio a pagamento in mensa”. I genitori che preferiscono munire di schiscetta i figli (a Torino, città capofila della protesta, sono meno di 6 mila su 30mila), vogliono continuare a farlo e vedono nell’articolo 5 “un’inutile coercizione “, un modo “per fare un favore alle grandi aziende della ristorazione che non pensano alla qualità”.

Le norme saranno esaminate dalla commissione Agricoltura del Senato entro l’estate, poi toccherà all’Istruzione, prima di approdare in aula. Chi vuole continuare a garantire un pasto alternativo, come qualcuno dei 58 genitori che hanno imbastito il primo ricorso a Torino, seguiti dall’avvocato Giorgio Vecchione, già pensa a “piani B”: “Cambieremo sezione per passare dal tempo pieno a quello normale, almeno i bambini potranno tornare a casa per pranzo”. Non vogliono essere obbligati a fornirsi dalla ditta che ha vinto l’appalto per una questione di qualità e di costi: a Torino un massimo di 7,10 euro a pasto, a Napoli 4,50, a Milano 4 e a Perugia 2. “L’imposizione – dicono i genitori – non realizzerà uguaglianza, ma incrementerà l’iniquità tra famiglie”.

Il disegno di legge interviene pure sui criteri del capitolato d’appalto, indicando la strada dell’offerta più vantaggiosa. “Ma prevale il principio della qualità – sottolinea la senatrice Pd Angelica Saggese, relatrice del ddl in commissione – il nostro scopo non è obbligare nessuno, ma aumentare il livello del servizio, rendendo migliore ciò che si mangia”. Secondo Saggese il disegno di legge, dopo che a Napoli il tribunale ha bocciato il diritto del panino a scuola, chiarisce la situazione: “Abbiamo visto scuole che si comportavano in maniera diversa, bambini che venivano ghettizzati, mangiando da soli e lontani dai compagni. Senza dimenticare le questioni igienico- sanitarie”.

I presidi cosa dicono? Da Torino Lorenza Patriarca, dirigente del comprensivo Tommaseo e punto di riferimento dei presidi Uil scuola, non sottolinea solo il “valore educativo della mensa”. Ragiona sulla prospettiva: “I Comuni potrebbero decidere per i costi insostenibili di non garantire più il servizio, mettendo a rischio il tempo pieno”. E aggiunge: “La mensa obbligatoria sarebbe paragonabile alla fornitura dei libri di testo alle elementari, gratuita o quasi, al pari di un servizio pubblico essenziale”.